Approfondimenti ESG

Una storia lunga 20 anni

Dalla responsabilità sociale d’impresa alla rendicontazione non finanziaria


Il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) divenne celebre nel 2001, quando se ne parlò all’interno di uno dei Libri Verdi redatti dalla Commissione Europea che la citava ufficialmente per la prima volta. Tuttavia il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa è ben più antico e affonda le sue radici negli Stati Uniti del XIX secolo. A partire dal 1950 iniziò, infatti, il dibattito sulla RSI in riferimento alle questioni ambientali e sociali. Sempre in questo periodo diverse scuole di pensiero iniziarono ad attribuire ai manager anche obblighi sociali oltre all’obiettivo tradizionale del profitto. Alla fine degli anni ’70, lo studioso Archie Carroll sviluppò la piramide delle responsabilità sociali, costituita da quattro livelli di responsabilità d’impresa in ordine crescente di importanza:
  • Responsabilità economica, cioè la necessità di generare profitto
  • Responsabilità legale, cioè l’obbligo di rispettare la legge
  • Responsabilità etica, cioè l’implementazione di tutte quelle attività che la società si aspetta vengono messe in atto dall’impresa, anche se non necessarie
  • Responsabilità filantropica, che comprende le attività puramente volontarie svolte nei confronti della società senza che vi siano aspettative
Negli anni ’80 vide la luce la “Stakeholder Theory”, sviluppata da Edward Freeman in diretta contrapposizione alla precedente “Shareholder Theory” di Milton Friedman, che individuava nella massimizzazione dei profitti per gli azionisti l’unico obiettivo dell’azienda. La nuova “Stakeholder Theory” sviluppò un nuovo concetto, secondo il quale l’impresa non è tenuta a curare solo gli interessi degli azionisti, ma anche gli interessi degli stakeholder, ovvero di tutti quei soggetti che sono portatori di interessi nei confronti dell’impresa perché si relazionano con essa e ne influenzano le azioni. A partire dagli anni ’90 cominciò a crescere la consapevolezza dell’importanza, ai fini della competitività sul mercato, di una corretta rendicontazione sociale, da affiancare alle tradizionali informazioni finanziarie. Proprio questo pensiero è alla base del Principio “Triple bottom line”, noto anche come “PPP” (Planet, People, Profit) secondo il quale un’impresa, nello svolgere la propria attività, avrebbe non solo il compito di generare profitto, ma anche quello di concentrarsi su policies volte a garantire un miglioramento delle condizioni ambientali e sociali. Dall’implementazione di questo principio hanno origine i fattori ESG (acronimo di Environmental, Social e Governance), ovvero l’idea che un’impresa debba venire analizzata e fornire informazioni anche riguardo al profilo ambientale, sociale e di governance. I principi ESG, così come li conosciamo oggi, si diffusero inizialmente soprattutto nel mondo della finanza, interessata a costruire portafogli di investimento che prendessero in considerazione, oltre alle metriche finanziarie delle imprese, anche fattori non finanziari – in particolare ambientali, sociali e di governance. Già nel 2006, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) pubblicò i cosiddetti Principi per l’investimento responsabile, proprio al fine di promuovere il concetto di investimento sostenibile. A partire dal 2014, l’Unione Europea (UE) introdusse degli obblighi informativi in materia non finanziaria per le grandi società tramite l’emanazione della Direttiva 2014/95/UE, nota anche come Direttiva sulla Rendicontazione Non Finanziaria (NFRD). Il 2015 rappresentò un anno chiave nella storia della sostenibilità, in quanto fu ratificato l’Accordo di Parigi, in virtù del quale i Paesi firmatari si impegnavano a limitare l’aumento della temperatura media globale del pianeta. Al contempo, le Nazioni Unite lanciarono il programma Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, al centro del quale erano posti 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Nel marzo del 2018 la Commissione Europea definì una strategia, nota come “Piano per la Finanza Sostenibile” per incrementare e ri-orientare i flussi finanziari verso un’economia sostenibile, con 10 azioni chiave suddivise in 3 categorie. A fine 2019, la Commissione Europea lanciò il Green Deal europeo, che prevede iniziative volte a raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050, veicolando le risorse finanziarie verso gli investimenti sostenibili nei successivi dieci anni. Per facilitare tale finalità, è stata realizzata una Tassonomia europea in tema di investimenti sostenibili tramite il Regolamento 2020/852/UE, che stabilisce una codificazione delle attività economiche ritenute sostenibili, in maniera tale da favorire la trasparenza e ridurre l’asimmetria informativa. Il 21 Aprile 2021 la Commissione ha adottato una proposta di Direttiva sulla Rendicontazione Di Sostenibilità Aziendale (CSRD), approvata nel novembre 2022, volta ad estendere il campo di applicazione e gli obblighi informativi previsti dalla precedente Direttiva sulla Rendicontazione Non Finanziaria (NFRD). In particolare, il perimetro di applicazione comprende:
  • Le grandi imprese1, già soggette alla NFRD, a partire dal 1/01/2024 con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2025
  • Le grandi imprese che non sono attualmente soggette alla NFRD2, a partire dal 1/01/2025 con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2026
  • Le PMI quotate, gli istituti di credito di piccole dimensioni e le imprese di assicurazione “captive3” a partire dal 1/07/2026 con scadenza nel 2027 (si precisa però che le PMI possono scegliere di non partecipare fino al 2028)
  • Imprese extra UE che svolgono un’attività significativa sul territorio dell’UE, ovvero un fatturato netto superiore a 150 milioni di euro nell’Unione e che hanno una filiale grande o quotata, o una succursale nell’UE che ha generato un fatturato netto di oltre 40 milioni di euro
Tra le principali novità di questa nuova Direttiva troviamo:
  • L’introduzione del principio della doppia materialità, in base alla quale le imprese dovranno divulgare informazioni sia sui rischi ESG a cui sono esposte, sia sugli impatti causati dalle attività aziendali sui fattori di sostenibilità
  • L’obbligo di indicare i collegamenti tra i dati ESG e quelli della relazione finanziaria annuale, per ottenere un’effettiva integrazione
  • L’equipollenza, in termini di importanza, tra reporting di sostenibilità e bilancio di esercizio
Ad integrazione della CSRD, il 31 luglio 2023 la Commissione Europea ha adottato il Regolamento delegato 2023/2772, contenente gli standard di rendicontazione sostenibilità (ESRS) che le imprese devono rispettare nel momento in cui realizzano la propria rendicontazione di sostenibilità. Il 22 novembre 2023, la Commissione Europea ha approvato il Regolamento sulle obbligazioni verdi, che prevede dei vincoli in merito a come devono essere usati i proventi raccolti tramite Green Bond, con l’obiettivo di contribuire al raggiungimento di quanto previsto dal “Piano per la Finanza Sostenibile” e dal Green Deal. Con lo stesso fine, è stata pubblicata il 28 febbraio 2024 la “Direttiva Greenwashing”, che dispone degli obblighi sulle informazioni commerciali che le imprese forniscono ai consumatori, così da consentire a questi ultimi di compiere decisioni di acquisto maggiormente consapevoli. Ad arricchire il quadro normativo per la sostenibilità d’impresa, a giugno 2024 sono stati approvati e pubblicati in Gazzetta Ufficiale due nuovi atti: il “Regolamento Ecodesign”, che stabilisce nuovi criteri di progettazione ecocompatibile per una vasta gamma di prodotti, e la Direttiva sulla due diligence di sostenibilità (CSDDD), che impone alle grandi imprese di operare con la dovuta diligenza in materia di diritti umani e ambiente lungo tutta la catena di approvvigionamento.
1 Trattasi di quelle imprese il cui numero di dipendenti è superiore a 500
2 Trattasi di quelle imprese che superano almeno due dei seguenti criteri:
a) più di 250 dipendenti,
b) più di 50 milioni di euro di fatturato,
c) più di 25 milioni di euro di attività totali
3 Trattasi di un’impresa che fornisce copertura dei rischi dell’azienda che l’ha fondata e/o di altre società del gruppo di cui fa parte
Cronistoria:

1953 H. R. Bowen elabora il concetto di Responsabilità Sociale di Impresa
1979 A. Carroll introduce nelle teorie del management il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa ideando la “piramide della Responsabilità Sociale d’Impresa
1980 Nasce la Stakeholder Theroy
1994 Nasce il principio “Triple bottom line” o “PPP” da cui si svilupperanno gli ESG
2001 L’ONU pubblica i “Principles for Responsible Investment” per promuovere il concetto di investimento sostenibile
2006 La Commissione Europea fornisce la definizione di Responsabilità Sociale di Impresa
2014 Approvazione della Direttiva sulla Rendicontazione Non Finanziaria
2015 Viene ratificato l’Accordo di Parigi per limitare l’innalzamento della temperatura e viene adottata l’Agenda 2030 che individua 17 obiettivi definiti SDGs
2017 La Commissione Europea definisce le prime linee guida sulla comunicazione di informazioni relative al clima
2018 La Commissione Europea pubblica il Piano per la Finanza Sostenibile
2019 La Commissione Europea pubblica le nuove linee guida sulla comunicazione di informazioni relative al clima
2019 Approvazione del Regolamento sull’informativa della sostenibilità nel settore dei servizi finanziari – “SFDR”
01/2020 Il Parlamento Europeo approva l’accordo Green Deal Europeo per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050
05/2020 “Relazione finale sugli orientamenti in materia di concessione e monitoraggio dei prestiti dell’Autorità Bancaria Europea”
06/2020 Approvazione del Regolamento Tassonomia UE
11/2020 La Banca Centrale Europea pubblica la Guida sui rischi climatici e ambientali
07/2021 La Commissione Europea approva l’Atto delegato legato all’art. 8 della Tassonomia europea (il quale specifica il contenuto, la metodologia e la presentazione delle informazioni in merito alla quota di attività economiche allineate alla Tassonomia)
12/2021 La Commissione Europea approva l’Atto delegato sulla Tassonomia climatica (Taxonomy Delegate Act) che va ad integrare il Regolamento Tassonomia UE
02/2022 La Commissione Europea approva un Atto delegato complementare per il clima (Complementary Climate Delegated Act) che include nella Tassonomia UE il nucleare e il gas
11/2022 Approvazione della Corporate Sustainability Reporting Directive
06/2023 Pubblicazione della Raccomandazione sull’agevolazione dei finanziamenti per la transizione verde
07/2023 La Commissione Europea approva un atto delegato alla CSRD che specifica gli standard di rendicontazione di sostenibilità da utilizzare
11/2023 Approvazione del Regolamento sulle obbligazioni verdi e sostenibili
02/2024 Approvazione della “Direttiva Greenwashing”
06/2024 Approvazione del “Regolamento Ecodesign”
06/2024 Approvazione della Direttiva sulla due diligence di sostenibilità
Cart

No products in the cart.

Create your account