Approfondimenti ESG

Una storia lunga 75 anni

Il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) cominciò a diffondersi nel 2001, grazie al Libro Verde “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese” redatto dalla Commissione Europea. La sua nascita però risale ad almeno cinquant’anni prima. 

E’ a partire dal 1950, infatti, che prese avvio il dibattito sulla RSI, in riferimento alle questioni ambientali e sociali e diversi economisti iniziarono ad attribuire ai manager anche obblighi e obiettivi sociali oltre che i tradizionali obiettivi di profitto.

Si possono citare ad esempio, Archie Carroll che sviluppò la Piramide delle Responsabilità Sociali; Edward Freeman che introdusse la Stakeholder Theory, che ampliava l’attenzione dell’impresa dagli azionisti a tutti i portatori di interesse.

Negli anni ’90 aumentò la consapevolezza circa l’importanza della rendicontazione sociale, da affiancare alle tradizionali informazioni finanziarie. Questa impostazione è alla base del Principio Triple bottom line”, “PPP” (Planet, People, Profit) secondo il quale un’impresa, nello svolgere la propria attività, avrebbe non solo il compito di generare profitto ma anche quello di concentrarsi su policies volte a garantire un miglioramento delle condizioni ambientali e sociali. Con l’implementazione di questo principio fanno la loro comparsa nel mondo della finanza i Fattori ESG (acronimo di Environmental, Social e Governance), utilizzati per costruire portafogli di investimento considerando non solo le metriche finanziarie ma anche quelle ambientali, sociali e di governance.

Nel 2006, l’Organizzazione delle Nazioni Unite pubblicò i Principi per l’Investimento Responsabile, con il fine di promuovere una nuova forma di investimento sostenibile.

A partire dal 2014, l’Unione Europea (UE) introdusse obblighi informativi in materia non finanziaria per le grandi società con la Direttiva 2014/95/UE sulla Rendicontazione Non Finanziaria (NFRD).

Nel 2015 fu ratificato l’ Accordo di Parigi: i Paesi firmatari si impegnavano ad attuare strategie per il contenimento dell’aumento della temperatura media globale. Contemporaneamente le Nazioni Unite lanciarono il programma Agenda 2030, al centro del quale erano posti 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).

Nel 2018, la Commissione Europea definì ilPiano per la Finanza Sostenibile con l’obiettivo di incrementare e riorientare i flussi finanziari verso un’economia sostenibile, definendo 10 azioni chiave suddivise in 3 categorie.

Nel 2019 venne introdotto il Regolamento (UE) 2019/2088 con il fine di creare un quadro normativo europeo armonizzato, relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore finanziario. L’obiettivo era quello di garantire una maggiore trasparenza verso gli investitori, evitando frammentazione di mercato e difficoltà di comparabilità tra prodotti in termini di rischi e impatti ambientali, sociali e di governance. Con la norma venne imposto agli operatori finanziari di integrare e pubblicare le politiche sui rischi di sostenibilità, di considerare i possibili effetti negativi relativi alle decisioni di investimento e di comunicare le modalità di misurazione degli obiettivi sostenibili. 

Nello stesso anno, l’European Banking Authority pubblicò le Linee guida sulla concessione e sul monitoraggio del credito, come risposta al Consiglio europeo. Questi orientamenti fornirono delle vere e proprie linee guida sul monitoraggio e la governance interna dei prestiti bancari. L’obiettivo di questi orientamenti fu quello di migliorare le prassi, la governance e i processi adottati dalle istituzioni finanziare, al fine di garantire standard rigorosi e prudenti per l’assunzione, la gestione e il monitoraggio del rischio di credito e, conseguentemente, di perseguire la stabilità finanziaria e la resilienza del sistema bancario dell’Unione Europea.

Alla del fine 2019, la Commissione Europea ha lanciato il Green Deal europeo, un piano di iniziative volto a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, incentivando la destinazione delle risorse finanziarie verso gli investimenti sostenibili nei dieci anni successivi. A tal fine fu introdotta la Tassonomia UE, istituita con il Regolamento 2020/852/UE, che codifica le attività economiche che incidono maggiormente sulla transizione.

Nel 2022 l’UE adottò la Direttiva sulla Rendicontazione Di Sostenibilità Aziendale (CSRD), con la quale si estendeva il campo di applicazione e gli obblighi informativi previsti dalla precedente (NFRD). In particolare, il perimetro di applicazione comprendeva:

  • Le grandi imprese, già soggette alla NFRD, a partire dal 1/01/2024 con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2025

  • Le grandi imprese non soggette alla NFRD, a partire dal 1/01/2025 con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2026

  • Le PMI quotate, gli istituti di credito di piccole dimensioni e le imprese di assicurazione “captive” a partire dal 1/07/2026 con scadenza nel 2027 (si precisa però che le PMI possono scegliere di non partecipare fino al 2028)

  • Imprese extra UE con un’attività significativa sul territorio dell’UE, ovvero un fatturato netto superiore a 150 milioni di euro nell’Unione e che hanno una filiale quotata o una succursale nell’UE che ha generato un fatturato netto di oltre 40 milioni di euro

La Direttiva introdusse importanti novità per le imprese, che rafforzavano l’integrazione tra informazioni finanziarie e non. Tra queste:

  • L’introduzione della doppia materialità: informazioni in merito all’impatto delle proprie attività sulle persone e sull’ambiente, e sull’impatto dei fattori ESG sulle performance aziendali;

  • L’inserimento dei rischi ESG all’interno dell’Enterprise Risk Management (ERM): inclusione dei rischi legati al clima, alla biodiversità e alle problematiche sociali nel proprio modello di ERM;

  • La collocazione dell’informativa di sostenibilità: inclusione di tale informativa nella Relazione sulla Gestione;

  • L’integrazione degli aspetti ESG nella Value Chain: inclusione delle informazioni sugli impatti materiali, sui rischi e sulle opportunità connesse all’intera catena del valore. In parallelo, è introdotta l’equipollenza tra reporting di sostenibilità e bilancio d’esercizio, prevedendo l’obbligo di assurance da parte di un revisore legale accreditato;

  • Unico standard di rendicontazione: obbligo di utilizzare di un unico standard di rendicontazione, gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), sviluppati dall’EFRAG, con versioni specifiche per le PMI;

  • Maggiore enfasi sulla strategia e governance della sostenibilità: informazione sull’integrazione degli obiettivi ESG nella propria strategia e nel modello di business, e rendicontazione del ruolo, delle competenze e dei meccanismi di incentivazione degli organi di governance nella definizione e monitoraggio degli obiettivi di sostenibilità.

Il Regolamento delegato 2023/2772, contenente gli Standard di Rendicontazione Sostenibilità (ESRS), fu adottato come integrazione della CSRD nella redazione della rendicontazione di sostenibilità. L’organismo che si occupò della redazione fu l’ European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) ente di natura tecnica che si occupò di specificare le informazioni riguardanti gli impatti materiali, i rischi e le opportunità sui temi della sostenibilità. 

Sempre nel 2023, la Commissione Europea approvò il Regolamento sulle Obbligazioni Verdi, che prevedeva dei vincoli circa l’uso dei proventi raccolti tramite Green Bond, per la realizzazione di quanto previsto dal “Piano per la Finanza Sostenibile” e dal Green Deal.

Con lo stesso fine, è stata pubblicata nel 2024 la Direttiva Greenwashing”, che impone obblighi e vincoli sulle informazioni commerciali che le imprese devono fornire ai consumatori, così che questi possano compiere decisioni di acquisto maggiormente consapevoli.

Per il settore bancario, nello stesso anno, l’EBA ha introdotto le Nuove Linee guida (presentando nuovi obblighi rispetto alle prime pubblicazioni del 2019) per rafforzare l’integrazione dei rischi ESG nel quadro normativo. Esse richiedono l’integrazione da parte delle banche dei rischi ESG nella strategia aziendale e nei meccanismi interni di governance; l’adozione di processi per valutare l’esposizione a rischi fisici e di transizione e l’inclusione di questi nei processi di valutazione interna dell’adeguatezza patrimoniale. In sintesi si promosse l’interconnessione tra i rischi ESG e quelli tradizionali, con una maggior attenzione agli impatti nel lungo termine. 

Ad arricchire il quadro normativo, a giugno 2024 sono stati adottati due nuovi atti. Il “Regolamento Ecodesign”, che stabilisce nuovi criteri di progettazione ecocompatibile per una vasta gamma di prodotti. La Direttiva sulla Due Diligence di Sostenibilità (CSDDD), che impone alle grandi imprese di operare con la “dovuta diligenza” lungo tutta la catena di approvvigionamento. Con la Direttiva venne chiesto alle imprese di svolgere attività eticamente corrette così da prevenire, mitigare o ridurre al minimo gli impatti sui diritti umani e sull’ambiente che potrebbero generarsi nelle attività che svolgono e nelle catene del valore a cui partecipano.

Il 26 febbraio del 2025 la Commissione Europea ha presentato una proposta legislativa, il Pacchetto Omnibus I, che va ad apportare modifiche riguardo la CSRD e la CSDDD. Alcune proposte sono state già applicate, come nel caso della Direttiva (UE) 2025/794 del 14 aprile 2025, conosciuta come “Stop the clock”.  

Le principali modifiche della Direttiva sono:

  • L’ aumento della soglia minima di dipendenti per le grandi imprese (da 250 a 1000).

  • Slittamento di due anni dell’entrata in vigore degli obblighi previsti: per le grandi imprese nel 2028 e per le PMI quotate nel 2029

  • Slittamento di un anno del termine di recepimento della CSDDD (2027) per gli Stati membri e dell’avvio della prima fase applicativa

  • Semplificazione degli standard di rendicontazione (ESRS) per un minor carico amministrativo

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